Determinate, serie, appassionate: le rugbiste, grazie al lavoro sul campo, seppur lontano dai riflettori, sono un esempio di crescita continua in termini di numero e qualità. Il rugby femminile infatti è un settore della nostra federazione in forte crescita e di importanza strategica in quanto capace di portare nuova linfa all’intero movimento.
Lo sviluppo dell’attività femminile registrato negli ultimi anni ha trovato significative conferme nei risultati ottenuti dalla nazionale azzurra, l’unica delle squadre italiane ad essere vincente nel Sei Nazioni. Dal piazzamento al 5° posto nelle annate 2012 e 2013, il bilancio della squadra è migliorato negli anni, visto che ha chiuso al 4° posto le edizioni 2014 e 2016, raggiungendo nel 2015 il miglior risultato, chiudendo la rassegna in 3° posizione. E nel 2017 le azzurre saranno attese dall’importante sfida con il Mondiale, appuntamento al quale si presentano difendendo l’ottavo posto nel ranking mondiale.

Anche i numeri registrati nel 2016 relativi ai campionati femminili sono incoraggianti, con 17 squadre impegnate nella Serie A, 86 squadre partecipanti alla Coppa Italia Seniores e oltre 25 squadre Under 16 distribuite su tutto il territorio. I presupposti per crescere ancora ci sono, ma la strada da fare è tanta e per questo è necessario definire e attuare delle progettualità a sostegno del comparto femminile, per superare i limiti dell’attuale sistema e favorirne lo sviluppo.
Incentivare la crescita del settore giovanile femminile su tutto il territorio costituisce uno degli aspetti fondamentali per il futuro del movimento: un significativo apporto in questa direzione sarà dato dalla riforma del sistema delle obbligatorietà, mediante l’equiparazione della attività femminile a quella maschile. Ciò significa che, a tutti i livelli, le attività femminili Under 14 e Under 16 potranno sempre sostituire le corrispondenti attività maschili, agevolando così le società e nel contempo fornendo un concreto incentivo alla costituzione di squadre femminili, considerando che in queste categorie il numero di atlete minimo per organizzare una squadra è sensibilmente inferiore rispetto ai pari età maschili.

Accanto a questo, la Federazione attuerà alcuni interventi mirati per innalzare la qualità dell’attività nelle diverse categorie:
• Creazione di un’attività mirata per la U18, con una fase sperimentale iniziale a livello Comitato Regionale o aggregata, per meglio traghettare le giocatrici nel mondo senior.
• Creazione di un’attività più intensiva per la categorie “di congiunzione” dai 12 ai 14 anni, eventualmente da accorpare con i raggruppamenti minirugby.
• Interventi con dei tecnici dedicati per far sviluppare le società con squadra senior con gap impor-tante.
• Incentivi alle società con un dato numero di giocatrici U12.

Anche la comunicazione istituzionale FIR sarà ricalibrata nell’ottica di una valorizzazione dell’attività femminile e di una sua maggiore visibilità, per aumentare il bacino di praticanti, sponsor e pubblico.
Il rugby femminile potrà essere una solida spalla e un “traino” social-economico per le società che decideranno di strutturarsi con una o più squadre femminili, con molteplici vantaggi per i club stessi:
1. Ottimizzazione dei budget per i progetti scuola: l’attività nelle scuole viene sempre fatta su classi miste, pertanto si lavora già con gruppi di possibili tesserate che però non vengono portate al campo. Per creare squadre femminili non si aggiungerebbero risorse, ma si ottimizzerebbero quelle già allocate senza ulteriori investimenti
2. Aumento del numero di tesserati: in un momento economico come quello attuale, nel quale il contributo degli sponsor è calato ai minimi termini, le società vivono sul numero dei tesserati: un tesserato, che sia maschio o femmina, è una quota
3. Nuovo ventaglio di sponsor: con la presenza di una squadra femminile aumentano il numero di aziende contattabili per le richieste di sponsorizzazione, estendosi anche a quelle che hanno come core business prodotti dedicati esclusivamente al mondo donna. Il potenziale comunicativo offerto dal rugby femminile può essere sfruttato per creare rapporti di partnership e commerciali con queste realtà.
4. Finanziamenti attività di sviluppo più accessibili:
• UNDER 16: 12 concentramenti 2.000,00 € (nel maschile non si hanno più)
• UNDER 14: 12 concentramenti 4.000,00 €; con più 2000 per ogni squadra che fa 8 concentramenti in 4 mesi extra di 2000,00 €
5. Diminuzione della percentuale di abbandono dei giocatori nella fascia U18-U20: le statistiche evidenziano che il picco di abbandono dell’attività rugbistica si registra tra i giocatori intorno ai 18 anni. Nelle società che hanno sia la femminile che la maschile, la percentuale di abbandono in questa fascia di età è del 50% in meno rispetto alle altre: questo perché, come negli altri ambiti della vita sociale – a scuola, nel tempo libero, negli sport – l’universo è misto.
6. Sviluppo di un settore tecnico al femminile: avere allenatrici donne e operatrici per le attività sco-lastiche ha il doppio vantaggio di “ammorbidire” l’impatto con il nostro sport per chi si avvicina ad esso per la prima volta, ma anche di aiutare a combattere lo stereotipo che vede il rugby come uno sport violento.