Lo scopo della norma legata all’obbligatorietà dell’attività giovanile per la partecipazione ai campionati è sicuramente condivisibile: il movimento non deve concentrarsi solo sull’attività seniores, dimenticandosi dello sviluppo dei settori giovanili. Tale norma, però, risulta tutt’ora antiquata e non più adeguata allo stato del Rugby del nostro Paese: in particolar modo, l’attività risulta molto punitiva per i piccoli Club che non riescono ad avviare una scuola di rugby giovanile e che per questo si trovano a subire numerosi punti di penalizzazione e il blocco delle promozioni, senza la reale possibilità di uscire da questa situazione.  Un ripensamento a questo meccanismo si rende perciò necessario, soprattutto in combinazione dei nuovi strumenti che la Federazione metterà a disposizione attraverso l’operato dei Comitati Regionali sul territorio.

Norma necessaria e importante – La normativa in merito all’attività giovanile obbligatoria per la partecipazione ai campionati giovanili è da sempre molto semplice: ogni società che intenda iscriversi a un campionato è obbligata a fare una determinata attività giovanile. Tale attività richiesta è, o dovrebbe essere, proporzionale al livello del Campionato. Nel caso in cui tale società non riesca a svolgere in proprio questa attività sono previsti meccanismi di delega, attraverso i quali una seconda società (con determinati e riconosciuti vincoli e previa accettazione da parte della Federazione) svolge l’attività giovanile per conto della prima. Nel caso in cui la società proprio non fosse nelle condizioni di svolgere l’attività, né per proprio conto, né tramite delega, allora scatta la sanzione, che attualmente prevede 4 punti di penalizzazione al momento dell’iscrizione al Campionato della stagione successiva e l’impossibilità di ottenere la promozione a un Campionato di categoria superiore.

Meccanismi di adattabilità alle situazioni – Per quanto semplice, questa normativa risulta molto limitante, soprattutto ai livelli più bassi, data l’eterogeneità delle situazioni legate ai Club italiani. Ci sono infatti numerosi situazioni nelle quali è difficile assolvere i criteri dell’obbligatorietà a causa di difficoltà oggettive, come per esempio lo sviluppo di squadre seniores in paesi molto isolati, la mancanza di strutture sportive adeguate ai settori giovanili, l’aggregazione territoriale di squadre seniores, la nascita di Club in territori nei quali il gioco del Rugby sia poco diffuso e conosciuto. È quindi necessaria una riforma del meccanismo di obbligatorietà che preveda anche questi casi particolari e che possa dare ai Club un ventaglio di opportunità più ampio per evitare l’applicazione di una così pesante sanzione. Accanto a questo, è importante l’intervento dei Comitati Regionali, che avranno la responsabilità di supportare, ma anche di vigilare sui Club qualora si creassero situazioni speciali, con la finalità di raggiungere uno sviluppo organico di ogni Club sul nostro territorio. La Federazione, quindi, metterà in campo meccanismi di adattabilità alle diverse situazioni, per meglio rispondere alle richieste specifiche dei Club.

Gradualità della norma – Lo sforzo richiesto ai Club deve inoltre essere adeguato al Campionato che essi disputano: non ci può essere similitudine tra i criteri richiesti tra la Serie C e la Serie A, così come non ci può essere somiglianza tra quelli richiesti alla Serie B e al Campionato di Eccellenza o tra la Serie A maschile e femminile.

Sviluppo del Rugby femminile giovanile – La norma dell’obbligatorietà può essere utilizzata anche a supporto dello sviluppo del Rugby femminile: inserire un’attività giovanile obbligatoria per le società che partecipano al Campionato di Serie A Femminile risulta in questo momento molto penalizzante, in quanto le squadre non sono molte e vivono tra molte difficoltà legate, tra le altre cose, anche all’organizzazione logistica del Campionato. Per questo è intelligente pensare a una formula nella quale l’attività giovanile femminile possa essere considerata anche per l’obbligatorietà di quelle squadre che partecipano ai Campionati maschili, magari in sostituzione di un’attività obbligatoria giovanile maschile: tale principio si fonda sul fatto che il numero di atlete richieste per organizzare una squadra di categoria Under 14 o Under 16 femminile è sensibilmente inferiore rispetto ai pari età maschili e pertanto offrire questa possibilità significa dare uno strumento in più nelle mani dei Club e aiutare il settore giovanile femminile, che in quelle specifiche fasce di età presenta alcune problematiche a livello di numero di praticanti.

Sistema premiante – Il sistema dell’attività giovanile obbligatoria non può basarsi sul concetto di controllato-controllore. Il fine ultimo di tale sistema, infatti, non è il mero rispetto di una norma, ma la crescita organica di tutto il movimento: la norma in questo senso vuole essere uno strumento e un’opportunità. Per questo è intelligente e furbo collegare il sistema dell’attività giovanile obbligatoria con un sistema che premi le società, anche in termini economici, in funzione dell’attività giovanile svolta. Per rendere possibile l’innesco di questo meccanismo virtuoso, la funzione del Comitato Regionale sarà importantissima secondo diversi aspetti: innanzitutto al Comitato Regionale spetta il compito di supervisionare l’attività dei Club e quindi di identificare insieme ad essi la strada migliore per il proprio sviluppo. Lo scopo di questa attività è anche quello di portare i Comitati Regionali a essere “consulenti” per identificare il miglior percorso per l’adempimento dell’attività obbligatoria dei campionati o per segnalare al Consiglio Federale la necessità di intervenire con una deroga nel caso di situazioni estreme.

Attività obbligatoria per la partecipazione ai Campionati seniores – La riforma del sistema dell’obbligatorietà dei Campionati prevede la seguente norma:

CAMPIONATO ATTIVITA’ OBBLIGATORIA
Serie C2 Nessuna attività obbligatoria
Serie C1 Under 14
Serie B Under 14, Under 16
Serie A Under 14, Under 16, Under 18
Eccellenza Under 14, Under 16, Under 18, Under 20
Serie A femminile Nessuna attività obbligatoria

Nota: Le attività di Under 14 femminile e di Under 16 femminile possono sempre sostituire una qualsiasi attività maschile Under 14 o Under 16, a qualsiasi livello del Campionato.

(Seguirà approfondimento sulle modalità di attuazione della norma)