È uno scenario ricco di incognite quello che caratterizza il rugby italiano, frutto di una gestione piena di contraddizioni sotto diversi punti di vista: economico, tecnico, politico, organizzativo.

L’assoluta inadeguatezza dei risultati sportivi del cosiddetto “alto livello” rispetto alle aspettative e agli investimenti, in un meccanismo ad imbuto che sta strozzando la base dei club, rischia infatti di passare addirittura in secondo piano di fronte a problematiche che sembrano essere molto più profonde, inequivocabilmente imputabili all’attuale gestione federale. Dopo l’esplosione dell’inaccettabile scandalo presso l’Accademia di Mogliano, a proposito del quale la Federazione si è nei fatti dimostrata incapace di assumere una posizione e di individuare le responsabilità dei formatori incaricati di vigilare sulla tutela dei ragazzi, spicca in questi giorni l’ennesimo punto interrogativo.

La scena è inquietante in quanto si tratta della mancata approvazione del bilancio 2015, segnale più che eloquente di una quantomeno dubbia gestione delle finanze federali. A un mese dalle elezioni, il bilancio consuntivo del 2015 – che avrebbe dovuto essere approvato entro il 30 aprile – non è stato controfirmato dai revisori dei conti e risultano già scaduti i termini per l’ulteriore proroga di 30 giorni richiesta al CONI, rendendo necessaria a termini statutari la convocazione di un’assemblea straordinaria per l’approvazione. Inoltre manca ancora all’appello anche il bilancio preventivo del 2016, che doveva essere approvato entro il 20 novembre 2015. Le domande sorgono quindi tanto spontanee quanto preoccupanti: quali sono le ragioni dietro a tali rinvii? Perché il bilancio dell’esercizio 2015 non è ancora stato approvato? Perché la base sociale della Federazione, i Club, non sono mai stati informati di tale grave problematica nei tanti comunicati stampa e comunicati federali pubblicati da aprile a oggi?

Invece di fornire una risposta a tali quesiti, è stato presentato un “Bilancio di sostenibilità” del quadriennio appena trascorso, un corposo documento con dati, informazioni e considerazioni sullo stato del rugby italiano, che non bastano però a fare chiarezza sulle effettive condizioni finanziarie della nostra federazione e su come sono stati gestiti gli oltre 40 milioni di euro del suo patrimonio e gli oltre 170 milioni a disposizione nel periodo di riferimento. Quello che è certo è che da una disponibilità liquida, certificata durante l’ultima gestione Dondi, di circa 7,5 milioni si è passati ad un indebitamento con le banche, che già nel 2014 era di 4,7 milioni. Da quanto si evince dal “Bilancio di sostenibilità” – documento che per tempistiche, forma e contenuti si pone come un manifesto elettorale, piuttosto che come la fotografia del nostro movimento – gli oneri finanziari sono raddoppiati, e di conseguenza si può ragionevolmente dedurre che i debiti siano fortemente aumentati. 

A fronte della mancata approvazione del bilancio dell’esercizio 2015 l’ipotesi del commissariamento della Federazione non è così remota: si tratta di una soluzione estrema e dalle gravi implicazioni, ma che è ulteriore conferma di una perdurata e cattiva gestione di questi ultimi anni.

Il “dubbio” è che la scelta di convocare in tempi così rapidi l’assemblea elettiva sia strettamente connessa alla volontà di continuare a procrastinare le risposte a interrogativi che, vista la loro importanza, avrebbero dovuto invece essere sciolti subito e in modo inequivocabilmente chiaro. Un atteggiamento reso ancor più grave dall’ormai imminente appuntamento elettorale, decisivo per il futuro del rugby italiano, in vista del quale è  semplicemente imprescindibile la massima trasparenza da parte di chi si candida a prendersi la responsabilità della sua guida per il prossimo quadriennio.

Purtroppo la mancanza di trasparenza sembra invece essere prerogativa dell’attuale gestione: nell’incontro dello scorso 28 luglio con i Club veneti, infatti, sia il Presidente Federale, sia il Segretario Generale della Federazione Italiana Rugby sono stati evasivi di fronte alla richiesta di spiegazioni in merito alla mancata pubblicazione del bilancio federale dell’esercizio sociale 2015. Lo stesso atteggiamento tenuto in relazione alla richiesta di chiarimenti in merito al legame tra il Presidente Alfredo Gavazzi e la Rugby Calvisano SRL Società Sportiva Dilettantistica. Un legame in più occasioni negato dal Presidente, ma oggettivamente confermato da una visura camerale (datata 27.07.2016), che ne attesta la partecipazione sia a livello personale (il 7,57% delle quote societarie risultano infatti di proprietà dello stesso Alfredo Gavazzi), sia attraverso altri componenti della famiglia Gavazzi e ancora attraverso la società Tiesse Robot. Se nell’incontro del 28 luglio il possesso di quote societarie è stato fermamente negato dal Presidente Gavazzi, in una apposita lettera inviata il 10 agosto a tutte le società, è lo stesso Presidente ad ammettere la sua partecipazione, specificando però di aver ceduto (in data 5 agosto 2016) il 7% della sua quota “per evitare ogni ulteriore quanto sterile polemica”. A seguito di questi e altri movimenti finanziari la quota del club ascrivibile al Presidente – viene precisato nella lettera – ammonta allo 0,793%, una riduzione che però non può giustificare o cancellare il conflitto di interessi che ha caratterizzato il mandato del presidente Gavazzi.

Il coinvolgimento con la Rugby Calvisano, getta infatti più di un’ombra su alcune scelte strategiche effettuate dalla Federazione nell’ultimo quadriennio e che hanno creato valore proprio per la società bresciana. Tra le numerose e discutibili scelte riguardanti il coinvolgimento della struttura del Rugby Calvisano nei progetti federali, solleva non pochi interrogativi quella di scegliere l’impianto della società bresciana come sede di 12 su 30 incontri dell’edizione 2015 della Rugby World Cup Under 20. Infatti, grazie a questa assegnazione il club ha potuto beneficiare di fondi pubblici, come è facilmente riscontrabile nel bilancio societario, per attuare gli interventi necessari  all’ampliamento dello stadio comunale di Calvisano e della sua tribuna (da 2500 a 5/6000 posti). Attraverso un accordo con la Regione Lombardia e con il Comune di Calvisano, il club ha ottenuto il 50% dei € 1.200.000 complessivi per l’intervento direttamente dalla Regione, facendosi carico del restante 50%, importo recuperato attraverso il contributo annuo erogato dal Comune per la produzione di energia dell’impianto fotovoltaico realizzato sul tetto della tribuna. Insomma un beneficio innegabile per un club che, se non fosse stato scelto dalla Federazione per ospitare tali appuntamenti, non avrebbe goduto di questa opportunità e come tante altre realtà sportive italiane sarebbe stato costretto a provvedere diversamente al miglioramento dei propri impianti.

Di fronte a questa situazione non può che esserci una forte preoccupazione, sia per l’eredità che tale gestione lascia in dote al rugby italiano, sia per il futuro che aspetterebbe il nostro movimento in caso di rinnovo del mandato all’attuale struttura di governo: non si tratta di una divergenza concettuale sul modo di intendere lo sviluppo del nostro movimento nel Paese, ma ben più seriamente di un fondato timore che la Federazione venga utilizzata come uno strumento attraverso il quale curare interessi particolari e personalistici, anziché intesa e vissuta come un prezioso patrimonio comune.

Per questo occorre un cambio netto, per questo occorre un approccio trasparente e onesto, per dare quelle risposte che da troppo tempo vengono rimandate e ridare fiducia a tutto il movimento.